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ASCENSIONE DEL SIGNORE
Gesù, “detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo»” (At 1,9-11)
La solennità dell’Ascensione, che ci conduce a contemplare Gesù che “fu elevato in alto”, ci dona anche di considerare il vero senso della vita umana, perché l’Ascensione ha iniziato il tempo della Chiesa, che è tempo dell’attesa, un’attesa operosa. Infatti i due uomini in bianche vesti dicono agli undici: “Perché state a guardare il cielo?”. Il Regno di Dio si compie nella storia di oggi e noi tutti dobbiamo lavorare perché venga. Quella domanda dei due uomini in bianche vesti aiuta anche noi a compiere la missione che il Signore ha affidato a tutti e a ciascuno. Occorre camminare con decisione sulla strada che il Signore ha tracciato davanti a noi e dirgli grazie, perché ogni giorno ci aiuta a scoprirla e a percorrerla; ed occorre metterci a disposizione nel suo Regno con il nostro impegno generoso di credenti, che è quello di fare di Cristo il cuore del mondo.

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“Il Signore Gesù disse ai discepoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14,27).
CELEBRAZIONE DELLA PRIMA COMUNIONE
Chiesa prepositurale, ore 9.30
Oggi 41 ragazzi e ragazze di quarta elementare, accompagnati dalle loro catechiste, dai loro genitori e da parenti e amici, nella preghiera di tutta la nostra comunità parrocchiale, celebrano la Prima Comunione

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“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21).
Gesù, con queste parole, sembra non dare una risposta all’apostolo Filippo, che gli aveva chiesto: “Mostraci il Padre e ci basta” (Gv 14,8), È vero che Dio non può essere visto con i nostri occhi. Tuttavia, se “nessuno mai ha visto Dio” (1Gv 4,12), il nostro Dio può essere incontrato nella misura in cui accettiamo di accogliere l’invito di Gesù ad amarci “come io vi ho amati” (Gv 13,34). Come si sente e si vede Dio? Solo se entriamo nella prospettiva dell’osservare i suoi comandamenti, la sua parola, il suo modo di amare che arriva fino al dono di sé in Gesù, il dono della sua stessa vita. E se così facciamo, manifestiamo che crediamo in Gesù, ci fidiamo di Lui, ci affidiamo a Lui. In questo modo Dio Padre si manifesta a noi senza alcuna riserva.

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“Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” (Gv 10,11b).
60A GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
La 60a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni ci invita a riscoprire come è nel dialogo con Gesù, in ascolto della sua Parola, che la vita assume il volto e i tratti della vocazione. In questa Giornata, siamo invitati a pensare ancora una volta alla vita come vocazione, come via nel seguire il Signore per servire la Chiesa e per costruire un mondo più vero e giusto. Di seguito riportiamo alcune parole del Papa, tratte dal suo Messaggio per questa Giornata: «Quest’anno vi propongo di riflettere e pregare guidati dal tema “Vocazione: grazia e missione”. È un’occasione preziosa per riscoprire con stupore che la chiamata del Signore è grazia, è dono gratuito, e nello stesso tempo è impegno ad andare, a uscire per portare il Vangelo. Siamo chiamati alla fede testimoniale, che stringe fortemente il legame tra la vita della grazia, attraverso i Sacramenti e la comunione ecclesiale, e l’apostolato nel mondo. Animato dallo Spirito, il cristiano si lascia interpellare dalle periferie esistenziali ed è sensibile ai drammi umani, avendo sempre ben presente che la missione è opera di Dio e non si realizza da soli, ma nella comunione ecclesiale, insieme ai fratelli e alle sorelle, guidati dai Pastori. Perché questo è da sempre e per sempre il sogno di Dio: che viviamo con Lui in comunione d’amore».

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“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29).
Con queste parole Giovanni Battista indica Gesù che viene verso di lui. Come non pensare all’agnello pasquale e quindi alla Pasqua? È con la sua passione, morte e risurrezione che Gesù toglie il peccato del mondo. Gesù, con il suo sacrificio, è l’unica vittima della nuova alleanza. Gesù ha offerto la vita per liberarci dalla schiavitù del peccato. Gesù toglie il peccato del mondo. Non si parla di peccati, ma del peccato. E non si parla delle singole persone, ma del mondo. Questo vuole dire che, prima dei singoli peccati, c’è la necessità di una liberazione da una forza che ci opprime e che a volte ci fa dire: ma come è possibile che avvenga questo nel mondo, che la gente pensi in questo modo sbagliato, che dica cose che al solo pensiero fanno rabbrividire, che si proponga di agire in un modo che mai potremmo pensare giusto? Questo è il peccato del mondo, da cui sono permeati i singoli peccati. E Gesù è colui che ci vuole liberi – e ci rende liberi - dal male, dal peccato del mondo.