Vedere bene

Gesù sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva (Gv 9,6-7).

Nella cultura ebraica del tempo c’era l’idea che ogni malattia fosse strettamente collegata con il peccato: quanto più grave era una malattia, tanto più grave doveva essere il peccato commesso. Il riferimento è al celebre brano evangelico della guarigione del cieco nato e che la liturgia ambrosiana ci propone proprio nella quarta domenica di quaresima. «Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». (Gv 9,2). Eppure non sono i farisei a porre questo problema, sono gli apostoli, che condividevano però questa mentalità. Un modo di ragionare molto crudele. E quando il cieco, ormai guarito dal miracolo, si schiera apertamente dalla parte del Signore Gesù, i farisei lo cacciano via in malo modo adducendo proprio questa motivazione: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». Mentre Gesù, con il suo comportamento e la sua misericordia nei confronti dei peccatori, non considera nessuno irrecuperabile, i farisei con il loro modo gretto di ragionare, “congelano”, per così dire, nel male la situazione morale di chi non è dalla loro parte, considerandolo inevitabilmente e irrimediabilmente un peccato-re.