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59A GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI - Chiamati a edificare la famiglia umana!
Dal messaggio del Papa: Insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà vogliamo contribuire a edificare la famiglia umana, a guarirne le ferite e a proiettarla verso un futuro migliore. In questa prospettiva, per la 59a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, desidero riflettere con voi sull’ampio significato della “vocazione”. La parola “vocazione” non va intesa in senso restrittivo, riferendola solo a coloro che seguono il Signore sulla via di una particolare consacrazione. Tutti siamo chiamati a partecipare della missione di Cristo di riunire l’umanità dispersa e di riconciliarla con Dio. In questa grande vocazione comune, si inserisce la chiamata più particolare che Dio ci rivolge, raggiungendo la nostra esistenza con il suo Amore e orientandola alla sua meta ultima, a una pienezza che supera persino la soglia della morte. Così Dio ha voluto guardare e guarda alla nostra vita. Lo sguardo amorevole e creativo di Dio ci ha raggiunti in modo del tutto singolare in Gesù. Su ciascuno e ciascuna di noi si posa questo sguardo di Gesù pieno di amore. La nostra vita cambia, quando accogliamo questo sguardo. Tutto diventa un dialogo vocazionale, tra noi e il Signore, ma anche tra noi e gli altri. Un dialogo che, vissuto in profondità, ci fa diventare sempre più quelli che siamo: nella vocazione al sacerdozio ordinato, per essere strumento della grazia e della misericordia di Cristo; nella vocazione alla vita consacrata, per essere lode di Dio e profezia di nuova umanità; nella vocazione al matrimonio, per essere dono reciproco e generatori ed educatori della vita. In generale, in ogni vocazione e ministero nella Chiesa, che ci chiama a guardare gli altri e il mondo con gli occhi di Dio, per servire il bene e diffondere l’amore, con le opere e con le parole.

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“Il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»” (Gv 8,12).
Accogliamo queste parole di Gesù per poterlo incontrare, fare esperienza della presenza in noi di Lui che è “la luce del mondo”. Credere in Lui significa sentire che la sua testimonianza è tale da illuminare la nostra vita e riscaldare il nostro cuore; credere in Lui è un atto di affidamento alla sua misericordia, è manifestazione di una piena confidenza in Lui. A coloro che hanno cominciato a stare dalla sua parte è chiesto questo atto di fede in Lui, che è amore, dono, offerta di salvezza. La Pasqua di Gesù ci dice che la salvezza è per tutti; Egli per tutti è morto in croce ed è risorto da morte. Se accogliamo Gesù, Egli con la sua Pasqua illumina, trasforma e cambia la nostra vita. Nulla è più come prima.

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“Gesù disse a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»” (Gv 20,29).
Domenica della Divina Misericordia
Fu San Giovanni Paolo II a stabilire nel 2000 che la domenica che conclude l’Ottava di Pasqua fosse dedicata alla Divina Misericordia, per dare compimento a quanto Gesù aveva rivelato, a Płock nel 1931, alla mistica Suora polacca Maria Faustina Kowalska. È stata scelta la prima domenica dopo Pasqua per il profondo legame che unisce il mistero pasquale della Redenzione alla festa della Misericordia.

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“«Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto” (Gv 20,17-18).
In queste parole del Vangelo di Giovanni troviamo l’annuncio della risurrezione di Gesù, così come è testimoniata da chi lo ha incontrato risorto e vivo. Oggi è la domenica di Pasqua, “nella risurrezione del Signore”. È il primo giorno del Signore, è la domenica per eccellenza. È il giorno del Signore perché è il giorno che celebra la risurrezione del Signore. È perciò la festa che sta al centro di tutto, proprio perché la risurrezione del Signore è al centro della nostra fede. Nella risurrezione di Gesù trovano compimento tutte le nostre attese e speranze. Ma questa solennità di Pasqua sembra quasi trasportarci in un mondo un po’ diverso dal nostro, da quello cioè della nostra esperienza quotidiana, quello che vediamo ogni giorno, un mondo appesantito da una serie interminabile di mali. E la guerra in Ucraina non è che l’ultimo di una interminabile serie. Il nostro mondo appare un mondo abbagliato dal desiderio dell’avere, dal miraggio del potere e del piacere, un mondo diviso per le sue contraddizioni; è un mondo oscurato dal peccato. Dire tutto questo significa dire che il nostro è un mondo chiuso a Dio. A tanti il nostro mondo sembra irrimediabilmente perso, incapace di speranza: come se la Pasqua del Signore non fosse avvenuta o non avesse più la forza di rinnovare il mondo e la storia. Ma non è così, perché la Pasqua del Signore è una realtà. La Pasqua del Signore è avvenuta, ed è avvenuta una volta per sempre, perché sempre, in ogni situazione, anche la più difficile, è presente e operante Cristo risorto, con la sua potenza, con la sua vita. Cristo risorto è la luce e la vita del mondo. Con questa certezza, a tutti e a ciascuno, a cominciare dalle persone ammalate e sole, va il nostro augurio di una lieta e santa Pasqua di Risurrezione. Mons. Angelo con i Sacerdoti, le persone consacrate ed il Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale S. Eufemia

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“Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”(Gv 12,12b)
Nella meditazione sul quadro “Crocifissione con San Francesco d’Assisi”, irrompe Gesù Crocifisso in tutta la sua maestà sofferente.
Gesù muore in croce, avvolto dal buio, ma il suo volto è immerso nella luce: il suo amore è più forte della morte, capace di vincere le tenebre in cui anche noi possiamo cadere. Il cielo si apre per accoglierlo nuovamente e da qui scaturisce tutta la luce che sola può illuminare e guidare. Il nostro sguardo è condotto al centro del quadro sulle Sue ginocchia, quelle ginocchia su cui più volte si è piegato per risanare i malati, che hanno accolto i bambini, su cui si è inginocchiato per lodare e pregare il Signore, su cui è caduto nella salita al Golgota, offrendo agli altri la possibilità di aiutarLo, ma che non si sono mai piegate di fronte al Tentatore per cercare una strada più semplice di quella dell’amore vero.