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GRAZIE ALLE SUORE DELLA CARITÀ BENVENUTO DON CARLO
Durante l’estate è giunta la notizia della cessazione della presenza delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret nella Parrocchia S. Maria Nascente, presenza iniziata nel lontano 1890. L’annuncio, dato domenica 18 luglio scorso, pone fine ad una presenza, iniziata nel lontano 1890, nelle realtà pastorali, educative ed assistenziali della comunità ecclesiale e cittadina erbese. Questo momento, che inevitabilmente porta con sé un po’ di sofferenza, è occasione per esprimere alle Suore la nostra più viva gratitudine per il tanto bene che hanno fatto in 131 anni di presenza tra noi.
Domenica 25 luglio scorso è stato annunciato l’arrivo Don Carlo Gerosa come nuovo Vicario della Comunità Pastorale S. Eufemia. Egli, che risiederà presso la Parrocchia S. Marta, sarà a servizio delle Parrocchie della Comunità Pastorale. Don Carlo, che proviene da Lecco, dove era Responsabile della Comunità Pastorale Beata Vergine di Lourdes, comprendente le Parrocchie di Acquate, Olate e Bonacina, ha 63 anni ed è originario di Lambrugo; giungerà tra noi nel corso del prossimo mese di settembre. Fin d’ora gli diamo il nostro benvenuto, gli diciamo la nostra disponibilità a collaborare con lui e gli assicuriamo la nostra preghiera per il suo ministero.
Mons. Angelo

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”Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,46).
È necessario credere nella luce che è Gesù, rimanere alla sua presenza, per poter diventare suoi figli. Non occorre fare chissà che cosa, non servono i grandi discorsi, non occorrono i miracoli; occorre invece avere coraggio, fidarsi del Signore, mettere la nostra vita nelle mani del Signore, credere che le nostre vicende personali, anche quando incontrassero tante difficoltà, sono nelle mani di Dio; a Lui nulla sfugge. La nostra risposta alla fedeltà di Dio però non è sempre costante, e neppure è sempre coerente. La nostra fiducia in Lui è fatta di alti e bassi. Ma ciononostante Gesù vede e aspetta, con infinita pazienza.

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"Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio” (Mt 22,1)
Il Vangelo, con la parabola degli invitati a nozze, ci presenta una festa di matrimonio. La grande convocazione del re al banchetto per le nozze del figlio è l’immagine del regno di Dio. È Dio, paragonato ad un re, che chiama. Il re si avvale dei suoi servi per far giungere l’invito. Non basta però la convocazione; ci vuole anche la risposta positiva. Di fronte a questo invito rivolto a tanti e in momenti diversi, si profila subito la libertà di quelli che ricevono tale invito. Ci sono quelli che dicono di no per indifferenza; ci sono quelli che accampano tutta una serie di scuse, accompagnandole addirittura con la ribellione e la violenza. Il rifiuto da parte degli invitati, anche secondo la logica umana ed il buon senso, è incomprensibile, assurdo. Eppure così capita, perché prevale l’egoismo. Tuttavia anche a fronte di questi rifiuti rimane comunque la volontà del re. Dio non si ferma; vuole la salvezza dell’umanità.

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“Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10,8b-9).
L’affermazione di Gesù non è solo per il suo tempo, ma è anche per l’oggi, perché la parola di Gesù è per tutti e per sempre. Dobbiamo perciò annunciare il Vangelo dell’amore tra uomo e donna secondo il cuore di Dio, che Gesù ci ha insegnato, cioè amare fino al dono di sé all’altro, per sempre. Purtroppo il mondo di oggi sembra non capire questo aspetto, l’indissolubilità dell’amore tra marito e moglie. Ciononostante la Chiesa, ed in essa ogni cristiano, non deve aver paura di dire che il modo di amare che Gesù ha insegnato, all’interno della coppia e della coppia cristiana, non è solo un’indicazione morale. È molto di più. È dire che la coppia e la famiglia cristiana trovano significato, realizzano la chiamata di Dio, la loro vocazione, solo accogliendo la verità dell’amore cristiano, una verità che non ha niente di simile. Dio, che è Amore, si manifesta nell’amore dei coniugi.