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L’ingresso del Messia
“Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Mc 11,9)
Tra poco più di due settimane celebreremo la solennità del Natale del Signore, celebreremo cioè una venuta di pace, che ha un segno profetico in Gesù che entra a Gerusalemme per portare la pace. Gesù è completamente circondato dalla folla, che acclama a lui: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!“. Sia quelli che precedono Gesù, sia quelli che lo seguono hanno sulla bocca il medesimo canto: Osanna, benedetto. Anche noi non dobbiamo tacere; all’amore si risponde con l’amore e la gratitudine, perché la venuta di Gesù è un dono. È la gratitudine che si esprime soprattutto nella preghiera; ma è anche l’amore che si fa dono agli altri.

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Le profezie adempiute
Il Signore Gesù disse: “Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità” (Gv 5,33).
Gesù parla di Giovanni Battista, il precursore, che prepara la via alla venuta del Messia, una preparazione che recupera i temi dell’adempimento delle antiche profezie.

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I figli del Regno
Questa seconda domenica di Avvento ci invita alla conversione. È lo stesso invito che rivolge Giovanni Battista, il precursore che prepara la via al Signore, per disporre i cuori alla venuta del Messia. La conversione non è frutto solo di parole, di propositi, di desideri: è invece impegno generoso e concreto, per mettere realmente in pratica la Parola di Dio e fare di essa la nostra guida.

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La venuta del Signore
Questa prima domenica di Avvento ci invita a vivere la dimensione dell’attesa del ritorno del Signore alla fine dei tempi nella sua venuta gloriosa e definitiva. Il Vangelo infatti presenta la seconda venuta di Gesù nella gloria. Nell’angoscia di tempi duri, ora come allora, può venir meno la speranza del futuro e con essa la gioia del desiderare di accogliere nuovi figli, di investire sulle nuove generazioni, di sognare la quiete dopo la tempesta. La pandemia, come la tragedia preannunciata dal brano evangelico, può strozzare in gola il respiro, facendoci temere il futuro e ripiegare su un presente fine a se stesso. Siamo capaci di gettare il cuore oltre l’ostacolo? Continuando a seminare il bene, certi che questo male passerà. Scopriamo ciò che siamo, con coraggio.
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La solennità di Cristo Re dell’Universo ci chiede di riconoscere il ruolo insostituibile e centrale di Gesù Cristo nella storia: Egli è colui che progetta la storia umana e la conduce ad un fine di amore e verità. E allo stesso tempo significa ricordare a noi credenti che Gesù Cristo è l’unico Signore a cui orientare la propria storia personale e comunitaria.
È perciò necessario metterci in ascolto, in atteggiamento di paziente attesa, con la disponibilità di chi sa che è l’amore di Dio a condurre le opere e i giorni. Lasciamoci interrogare, oltre che dalla Parola, anche dalla storia, dal nostro tempo, dalla vita degli uomini e delle donne, che condividono con noi il cammino in questo mondo.